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L’azienda agricola Valle dell’Asso di Gino Vallone rappresenta la continuità di una lunga tradizione vitivinicola iniziata tanto tempo fa.

La storia inizia con il suo trisavolo Donato Vallone (1796-1867), sin dal 1820 proprietario di vigneti in agro di Cutrofiano, tuttora parte dei beni dell’azienda. Continua poi con un altro suo avo, Pietro Vallone, che nel 1881 aveva inviato in dono al nipote, il filosofo Pietro Siciliani, “il lacrima” un vino rosato di sua produzione. Frequentatore di casa Siciliani è Giosuè Carducci, premio Nobel per la letteratura (1906), che bevendo quel “lacrima” disse: «Se Galatina ha di queste lacrime, bisognerebbe che piangesse sempre». Il vino che tanto aveva entusiasmato il poeta toscano doveva le sue caratteristiche alle viti di negramaro che affondavano le radici nelle terre di Galatina e da lì traevano profumi, aromi e sapori.

La vita dell’azienda prosegue tranquillamente, superando il flagello della fillossera che a fine 800 esplose in tutta Europa. Nel 1920 si reimpiantano i vigneti vecchi e se ne impiantano di nuovi, c’è bisogno di una nuova cantina capiente e moderna, e l’energia elettrica partecipa all’ammodernamento. 

Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale, l’8 settembre 1943 l’armistizio, ma l’Italia rimane divisa, al nord si combatte ancora, linee ferroviarie smantellate materiale rotabile distrutto, i collegamenti col nord saranno a lungo impossibili. Augusto Vallone, padre dell’attuale proprietario, insieme ad amici piemontesi che hanno vigneti e cantina nel salento, inizia l’armamento di una nave cisterna dal suggestivo nome di “Spina di Bacco”. Il naviglio fu varato il 16 gennaio 1946 da Emilia Vallone, detta Ilia, che solo al terzo tentativo riuscì a compiere il suo dovere di madrina infrangendo una bottiglia di spumante autarchico sulla prora della “Spina di Bacco”. Grazie a questa nave e alla ripresa dei traffici fu superato il periodo funesto della guerra.

Nella cantina di Via Guidano nell’abitato di Galatina, tuttora sede aziendale, si vinificava già dal 1920. Oggi il vecchio edificio è stato ristrutturato e dotato di moderne attrezzature. Sono stati installati dei nuovi vinificatori in acciaio inox, è stato potenziato ed aggiornato l’impianto di pressatura soffice ed è stata  introdotta la tecnologia del freddo, necessaria per ottenere vini di qualità in un ambiente caldo-arido come quello salentino.

Luigi Vallone, don Gino, assume la direzione dell’azienda di famiglia nel 1962 quando la conduzione a colonia, tipica della tradizione salentina, è già in crisi. Non potendo meccanizzare le vecchie vigne ad alberello, impiantate tra il 1920 e il 1925, dal padre Augusto e dallo zio Giuseppe, le estirpa impiantando nuovi vigneti a controspalliera. Si avvia così la conduzione diretta e vengono acquistati i primi trattori e le prime macchine agricole per le lavorazioni del terreno ed i trattamenti antiparassitari. Successivamente viene ammodernata e ampliata la cantina. Gino è un vignaiolo che da quarantatre anni è impegnato a portare avanti una tradizione che di generazione in generazione ha rinnovato il patto con la sua terra, compiendo dei gesti antichi ma sempre attuali come dissodare la terra e impiantare nuovi vigneti. Come prima di lui avevano già fatto il bisnonno Giuseppe, il nonno Vincenzo, il padre Augusto e lo zio Giuseppe che avevano impiantato vigneti ad alberello.

Don Gino, come tutti lo chiamano, dal 1995 ha rilevato la cantina e la sua quota di terreni e ha iniziato ad imbottigliare in proprio; e questa nuova tappa della storia aziendale è stata possibile grazie alla collaborazione di Elio Minoia, enologo di lunga esperienza sia in vigna che in cantina, e dal forte legame che esiste tra il territorio, la vite, il vino e Gino Vallone.

Il logo aziendale di Valle dell’Asso è ricavato da un’antica moneta di Taranto (250 a.C.) che riporta una civetta greca che è poi l’emblema di Galatina. Questa presenza nello stemma del Comune testimonia le origini della città. Di questa origine ellenica è rimasta traccia nei costumi, nelle tradizioni, nei riti sacri e nell’idioma dei primi abitanti, che in maniera e fasi differenti si praticarono sino al secolo XIV. La civetta è anche un’insolita collezione di Gino Vallone che nel corso dei suoi viaggi in Italia e all’estero ne ha raccolte circa cinquecento, prodotte con i materiali più diversi, dal legno alla ceramica all’argento, che presto sarà esposta in cantina.
Un buon augurio, quello della civetta, che i vini di Valle dell’Asso portano in giro nel mondo tenendo alta la fama dei vini del Salento.



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